Perché i gatti vedono al buio

I gatti sono sicuramente tra gli animali domestici più amati dalle famiglie italiane.

In passato anche gli egiziani li amavano al tal punto da mummificarli e venerarli, durante il regno dei faraoni, e uccidere un gatto poteva causare la pena di morte per il colpevole di questo atto scellerato.

Nel percorso che ci porterà a trovare una risposta alla domanda sul perché i gatti vedono al buio, andremo prima ad approfondire alcuni dettagli storici, di modo da avere ben chiaro l’intero quadro della situazione.

Un po’ di storia

Thomas Huxley era un famoso biologo britannico che nel XIX secolo sostenne addirittura che il gatto fosse un grande protagonista dell’impero britannico e contribuì notevolmente al grande successo dell’impero.

La base del suo ragionamento non faceva una piega: le donne non sposate erano solitamente padrone di gatti, i gatti mangiavano i topi, le api (che secondo il biologo erano il cibo preferito dei gatti) erano numerose, e così la vegetazione intorno al villaggio veniva fertilizzato dalle api e poteva crescere rigoglioso.

La vegetazione era poi il cibo del quale il bestiame del villaggio si cibava e dunque fu in grado di crescere bene e in maniera prosperosa.

In questo modo i giovani uomini del villaggio che si cibavano del manzo britannico poterono crescere forti e sani, di modo che poi potessero guidare l’impero britannico alla vittoria.

Perché questo discorso col fatto che i gatti vedono al buio?

Questa piccola digressione ha il semplice scopo di comprendere quanta storia possa esserci dietro il mondo dei gatti, che sono animali così popolari da poterci tranquillamente scrivere interi libri.

Se pensiamo in maniera più approfondita alla questione, potremo anche scoprire che dietro il mondo dei gatti si nasconde anche una ampia letteratura mitologica, che include anche il pensiero che sostiene che i gatti possono vedere al buio.

In realtà la verità è che i gatti non sono in grado di vedere al buio, ma hanno semplicemente una capacità molto superiore a quella degli umani nel mettere a fuoco gli oggetti quando la luce è scarsa o quasi assente.

Allora perché i gatti vedono al buio?

I gatti riescono a vedere meglio degli umani al buio perché sfruttano 3 meccanismi frutto del loro adattamento evolutivo per riuscire in questo intento. Vediamo insieme quali sono.

#1 L’occhio del gatto lascia penetrare più luce

Il primo aspetto da prendere in considerazione è la capacità dell’occhio del gatto di lasciar penetrare più luce rispetto all’occhio umano.

Si tratta del fenomeno che prende il nome di tapetum lucidum e consiste in uno strato di cellule posto sul retro della retina del gatto, capace di potenziare la capacità del gatto di vedere in scarse condizioni di luce, sino a 7 volte in più rispetto all’uomo.

perché i gatti vedono al buio

Questo complesso di cellule riesce a riflettere, come fosse un catarifrangente, la luce presente nell’ambiente, catturandola e sfruttandola al meglio per riuscire a vedere anche in queste difficoltose situazioni.

Dovete pensare al tapetum lucidum come una sorta di specchio posto nella parte posteriore dell’occhio dietro la retina.

E’ in realtà composto da ben 15 diversi tipi di cellule ed è molto riflettente. Assume un colore che varia dall’argento all’oro nella maggior parte dei gatti, ma può assumere un colore rossastro nei gatti siamesi.

La luce dell’ambiente penetra la parte anteriore dell’occhio, lo attraversa e giunge sino alla retina.
Se la luce colpisce un bastoncello (un tipo di cellula dell’occhio), allora questa viene registrata dal felino.

Nell’uomo, quando la luce non colpisce un bastoncello, questa viene assorbita dallo strato nero posto dietro alla retina.

Questo strato nero manca nel gatto e, in questo caso, la luce viene riflessa dallo specchio presente dietro la retina e rimbalzata, di modo che possa nuovamente avere la possibilità di colpire un bastoncello.

Questo spiega poi altri due comuni fenomeni a cui noi tutti siamo abituati.

Il primo sono gli occhi rossi nelle foto che si verificano quando l’occhio umano entra in contatto con una luce forte e improvvisa come quella di un flash.

Ciò è dovuto alla reazione dell’occhio umano alla luce in eccesso che finisce proprio nella parte nera dietro la retina.
L’occhio umano non nota il colore rossastro dell’occhio, poiché questo viene naturalmente tagliato dalla vista umana, mentre la macchina fotografica è in grado di catturarlo.

Se invece un gatto entra in contatto con una luce accesa, come potrebbero essere i fanali di una macchina, i suoi occhi diventano lucenti e abbaglianti, proprio come reazione della luce nello specchio posto dietro la retina.

#2 Coni e bastoncelli nell’occhio del gatto

In secondo luogo occorre ricordare come l’occhio del gatto sia ricco di bastoncelli. In genere negli occhi sono presenti due tipi di cellule: coni e bastoncelli.

Questi due tipi di cellule trasformano la luce dell’ambiente in segnali elettrici.

I coni sono molto sensibili alla luce e sono utili quando nell’ambiente è presente molta luce, vengono dunque sfruttati per lo più durante il giorno.

I bastoncelli invece vengono attivati di notte, quando la luce è scarsa, e in queste condizioni svolgono il loro lavoro principale.

Essendo l’occhio del gatto molto ricco di bastoncelli, la sua vista in condizioni di assenza di luce ne risulta molto agevolata.

#3 Le loro pupille si allargano per ottenere il massimo della luce

Ci si chiede spesso per quale motivo il gatto possegga nell’occhio durante il giorno una riga verticale, che durante la notte si espande.

Ciò avviene perché le loro pupille gli consentono di mettere a fuoco ciò che gli si prospetta davanti e il loro aspetto varia in funzione della quantità di luce presente nell’ambiente.

Come dimostra uno studio dell’Università della California del 2015, quando le pupille di un gatto si dilatano raggiungendo il loro stato piatto e fino, la luce che è capace di catturare l’occhio aumenta a dismisura.

Tradotto in altre parole, significa che i gatti riescono a vedere in situazioni di scarsa luminosità, anche se la loro vista in queste condizioni risulta più sfocata del normale.

Dagli occhi del gatto ai cat’s eyes

Nel 1933, un tale uomo britannico di nome Percy Shaw fece un’acuta riflessione sugli occhi dei gatti, notando come questa lucentezza contro una luce riflessa sarebbe potuta diventare un grande aiuto nell’ambito della sicurezza stradale.

Ideò quindi uno strumento che ne imitasse il funzionamento, incastonando uno specchio in alluminio, all’interno di un guscio di ghisa e gomma.

Lo strumento poteva essere posizionato lungo le strade, orientato verso le auto che procedevano nella sua direzione, di modo da riflettere la luce dei fanali verso il conducente e dare indicazioni sull’andamento della strada.

Nel 1994 quelli che in Inghilterra sono appunto chiamati Cat’s Eyes vennero brevettati e oggi trovano spazio ai bordi di quasi tutte le strade inglesi e non solo.

Il loro uso fu un vero successo che decretò la fama di Percy Shaw.

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